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Il minimo comune de-motivatore

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Il minimo comune de-motivatore

HiSkill Upgrade Management – individuare e gestire il minimo comune de-motivatore all’interno delle aziende.

Ovvero, come gli imprenditori riescono ad ottenere – spesso inconsapevolmente e loro malgrado – un calo della motivazione e della produttività nelle loro aziende.

Quella della de-motivazione – e della scarsa produttività che ne consegue – è una piaga che, a detta di molti, rappresenta anche il principale costo della non qualità (CNQ) all’interno delle aziende.

Non serve infatti sforzarsi troppo per comprendere quanto possa costare ad un’impresa rischiare di perdere i propri migliori collaboratori, accrescere il numero di quelli che decidono di “fare giusto il loro dovere” e rafforzare quanti operano ad un livello di “funzione minima irriducibile”.

Va detto che la scarsa produttività, il CNQ collegato alla de-motivazione, molto spesso non è un effettivo calo della produttività, ma piuttosto un livello di produttività potenziale che non viene mai raggiunto. Pertanto è più difficile da osservare, più complesso da riconoscere e quindi più arduo da gestire.

Il brutto della de-motivazione è che molti imprenditori e manager non accettano di considerarsi la principale causa di questo fenomeno

Il bello è che per abbattere questo costo non serve aggiungere alcun costo. Basta un cambio di atteggiamento e un conseguente adeguamento delle pratiche incentivanti e retributive in direzione di una sana meritocrazia o – quantomeno – non smaccatamente orientate alla de-meritocrazia.

Il minimo comune de-motivatore:
Quella che segue è una sorta di “espressione matematica” per favorire e promuovere l’improduttività aziendale, diffondere il malcontento e fare in modo che le migliori risorse inizino ad organizzarsi per andarsene mentre, al contempo, le persone improduttive sapendo di aver vinto la loro battaglia, si radicano all’interno dell’impresa e grazie agli strumenti di cui li hai dotati il management, riescono sistematicamente ad influenzare gli altri, il loro comportamento e la loro produttività.

Laddove gli imprenditori o i manager, non la conoscono, non la riconoscono e non la sradicano dalla loro azienda si incontrano sistematicamente tre fenomeni:

  1. Le migliori risorse, i tuoi “top performer”, i migliori produttori, collaboratori, venditori ecc. hanno già un piede fuori dalla porta. (Se non ancora il piede hanno già la testa altrove, rivolta verso nuove e più incentivanti opportunità e spesso le stanno anche ricercando attivamente).
  2. Le risorse improduttive i “low performer” si sentono perfettamente a loro agio e si radicano all’interno della tua organizzazione riuscendo talvolta ad occupare proprio i posti lasciati vacanti dei top performer migrati altrove.
  3. I collaboratori nella norma, i “mid performer”, quelli che svolgono con diligenza il loro lavoro pur non raggiungendo mai delle prestazioni eccezionali, iniziano a domandarsi cose tipo: “ma chi me lo fa fare di dare più di così se non ne ricavo dei vantaggi?”

Se analizzi con un po’ di attenzione i fenomeni dati sopra ti risulterà evidente come i “low performer” del punto 2 riescono ad influenzare verso l’improduttività i “mid performer” del punto 3 grazie agli errori che hai fatto ti imprenditore o manager nei confronti dei “top performer” del punto 1!

È “matematico”, succede pressoché sempre così, per questo quella dell’improduttività si può definire “un’espressione matematica” o “una formula”. Non succede a caso, non sei stato sfortunato, non hai sbagliato a scegliere le persone, non capitano tutte a te ecc. semplicemente ha applicato (spesso inconsapevolmente e tuo malgrado) la formula e questa ti ha dato “matematicamente” il suo risultato.

Premetto che il “minimo comune de-motivatore” che segue è di una tale lampante ovvietà che non c’è da stupirsi se in molti ne rimangono “abbagliati” al punto da non riuscire più ad osservarlo nelle loro imprese. Infatti, A tanti imprenditori e manager, risulta più agevole riuscire a notarlo da una certa distanza, nelle aziende degli altri, piuttosto che da vicino, nella propria.

Eppure, fidati, se i tre fenomeni descritti sopra sono osservabili anche nella tua azienda significa che il fenomeno è entrato in azione e che la produttività – e ancor prima la contribuzione volontaria –  stanno per raggiungere i loro “minimi termini”.

Il minimo comune de-motivatore:

Ogniqualvolta penalizzi i top performer e/o premi i low performer incoraggi le performance scadenti e inibisci quelle eccellenti, non solo sui diretti interessati, ma bensì nell’intero gruppo di lavoro.

Ci sono un’infinità di modi per applicare la formula dell’improduttività e altrettante sfaccettature che la fanno brillare al sole. Alcune, le più comuni, sono quelle descritte nei punti da 1 a 3 di cui sopra.

Un altro esempio lampante è quando – chi produce meglio e di più – riceve “in premio” il lavoro di chi produce di meno, senza che vi siano conseguenze penalizzanti per chi trascura il lavoro, o incentivanti per chi invece se ne fa carico.

Le altre puoi imparare a riconoscerle partendo dai suoi effetti sull’intero gruppo di lavoro, non solo sui KPI anche nei comportamenti e non solo in quelli dei tuoi colleghi o collaboratori, anche nei tuoi.

Se vuoi farti un’idea più precisa sugli effetti che il minimo comun de-motivatore può aver innescato nella tua impresa puoi utilizzare questa risorsa disponibile gratuitamente on line.

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